People also die.

Chiamatemi Hex.

Everything I’ve done was so I could protect you.

<3

(Source: welseypaul, via andremoaprenderefreddo)

Il vecchio e il mare. Hemingway

« Pensava sempre al mare come a la mar, come lo chiamano in spagnolo quando lo amano. A volte coloro che l’amano ne parlano male, ma sempre come se parlassero di una donna.»

 

 

Mi sono fatta forza e sono scesa dal letto, decisa a dedicarmi a me stessa scoprendo le meraviglie nascoste di una città sempre viva, tanto vecchia e sempre nuova come Roma. Uscita di casa inizio a camminare, cuffie nelle orecchie per la paura della gente, determinata a non pensare quando, giunta in Piazza della Repubblica, scopro questa fantastica fila di bancarelle stracolme di vecchi libri usati, piegati, macchiati, odoranti di carta e polvere, i miei ricettori olfattivi sono andati in estasi! Fra tutta quella meraviglia scelgo un timido libriccino nascosto dietro la grande presenza di un Tolstoj consunto e sempre fiero: Il vecchio e il mare, Ernest Hemingway.

 E’ stato il primo libro che abbia letto del genio di Hemingway e non sarà l’ultimo; ma da dove cominciare?                                                                                                                                     E’ una storia che ha una magneticità particolare, ti seduce in modo dolce, quasi non te ne accorgi, inizia e finisce con la presunzione di un sussurro. Non si fa alcuna fatica a conoscere i personaggi, il vecchio saggio Santiago e il giovane apprendista Manolin e il loro mondo umile, quotidiano, laborioso.                                                                                                                                        

Si tratta di uno stile estremamente semplice ma non banale, per dirla in modo spicciolo Hemingway usa poche parole ma sembra selezionarle accuratamente. “Il vecchio e il mare”  racconta una filosofia di vita, quella del vecchio pescatore sfortunato che, con un’ingenuità infantile, guarda il mondo e le sue creature, accetta il destino e la sua legge. Il pescatore ama il mare, ama i pesci e gli uccelli suoi amici e fratelli grazie ai quali in « mare non si è mai soli » e trova crudele che il destino dell’uomo, dotato d’intelligenza, debba essere quello di uccidere quelle creature tanto belle, tanto nobili, tanto forti, tanto dignitose – più dell’uomo stesso.

 « Anche il pesce è mio amico» disse ad alta voce. «Non ho mai visto e non ho mai sentito parlare di un pesce simile. Ma devo ucciderlo. Sono contento che non dobbiamo cercar di uccidere le stelle.»

Sembra che Santiago creda ad una sorta di ordine prestabilito a cui sarebbe stupido e controproducente opporsi, un ordine perfetto, un ordine divino, un ordine che l’uomo sarebbe troppo presuntuoso a sfidare e così, una volta ucciso il pesce che aveva ormai iniziato a considerare un compagno di viaggio, quando i pescecani cominciano ad inseguire la barca per aggredire la carcassa non può essere arrabbiato con loro, non vede ingiustizia ma il suo contrario, la giusta punizione per aver osato spingersi a largo, il pesce che aveva tolto al mare ora il mare se lo riprendeva. In molti a proposito di questo lato della morale del pescatore hanno parlato di pietà. La pietà con cui Santiago guarda alle creature del mare e del cielo come un loro pari e non un loro superiore, per Santiago siamo tutti sullo stesso piano e ognuno ha un determinato compito da portare a termine. Santiago è nato per fare il pescatore e uccidere i pesci suoi amici e accetta ed esegue il suo compito con la stessa serenità di quando si dà la buona notte ad un fratello.  E allo stesso modo capita che a volte siano i pesci a vincere sull’uomo e il pescatore è disposto ad affrontare questo destino con la stessa pacata serenità.

 « Mi stai uccidendo pesce, pensò il vecchio. Ma hai il diritto di farlo. Non ho mai visto nulla di grande e bello e calmo e nobile come te, fratello. Vieni a uccidermi. Non m’importa chi sarà ad uccidere l’altro

 Santiago e il pesce sono due amici che per sfortuna o per fortuna, che per sorte si sono incontrati per gareggiare l’uno contro l’altro, due amici che hanno condiviso una corsa, una passeggiata in mare fino al momento in cui l’uno doveva sopravvivere all’altro.                                                                                                  

Inoltre si riscontra nel libro uno dei principi fondamentali per l’autore: l’orgoglio dell’uomo. Santiago non perde la dignità quando i pescecani si riprendono il loro pari perché il suo scopo era quello di dimostrare a se stesso e al ragazzo che poteva ancora essere un buon pescatore, capace di affrontare grandi pesci e vincere su di essi. Santiago vince il combattimento contro il suo avversario e la sua dignità, il suo orgoglio è riaffermato.                                                                   

I protagonisti del libro sono quindi il vecchio pescatore, il pesce suo compagno di viaggio e il giovane Manolin. Quest’ultimo apre e chiude il racconto prendendosi cura del vecchio, al quale il ragazzo guarda non solo come un amico bisognoso ma anche come un padre: Santiago si occupa del ragazzo da quando aveva cinque anni, da quando cioè iniziò ad insegnarli l’arte della pesca e si rivolge a lui come un padre fiero di aver cresciuto un giovane uomo, abile e umile (« se già un uomo »). Dal canto suo Manolin sente un profondo senso di riconoscenza verso il vecchio e come se volesse ricambiare il favore, ora è lui che si prende cura del suo maestro aiutandolo con la sistemazione della barca, portandogli cibo ed esche fresche.

 Continuando con la cura del mio spirito e concedendomi tempo per me stessa, recentemente sono andata al cinema a vedere “Vita di Pi” e mi sembrerebbe inopportuno e sconcertante non fare un paragone. Il film è assolutamente emozionante, il regista ti sbatte davanti gli occhi la cruda realtà, la natura animale basata sulla legge del più forte: la lezione che un giovane uomo privato della sua famiglia e di tutto ciò che aveva in modo tanto brusco quanto solo la furia del mare in tempesta sa fare. Pi vive della stessa purezza d’animo che appartiene al vecchio Santiago, crede in un mondo spirituale in cui anche la bestia più feroce può in fondo al suo cuore sentire, ama tutte le creature perché creazioni divine, è vegetariano e appassionato di letteratura. Oltre ad un’originaria purezza di spirito Pi si crea col tempo e con la crescita un solido sistema di principi morali. Pi è capace di vedere e sentire l’Amore e imparerà che la natura dei sentimenti umani e quella dei sentimenti animali è profondamente diversa: l’origine dei sentimenti umani è nell’intelletto, proviamo pietà, proviamo compassione e tristezza perché abbiamo la capacità di immedesimarci; l’origine dei sentimenti animali è l’istinto naturale, l’impulso del bisogno, l’amore animale è istinto di protezione. Solo dopo aver accettato e capito la differenza tra uomo e animale, le due specie potranno interagire e relazionarsi, proprio grazie alla capacità d’immedesimazione dell’uomo.             

Pi inizialmente fa fatica a sentire Dio, fa fatica ad accettare la realtà basata sulla legge del più forte non riuscendo a percepire in essa alcuna giustizia e così quando dovrà uccidere il suo primo pesce noi spettatori siamo con lui e soffriamo con lui. Pi vuole sfidare il suo Dio e lo fa più volte perché sente il bisogno, per credere davvero, di una vera manifestazione, una sorta di risposta mentre il vecchio pescatore accetta con serenità tutto quel che viene senza porsi domande.                          Il film è stato incredibile e pieno di emozioni diverse, ci si arrabbia, si piange, si soffre assieme al protagonista. Mentre Santiago e il suo pesce sembrano come due vecchi amici che si vedono per l’ultima volta, Pi e Richard Parker sono due combattenti che devono imparare a convivere e a comprendersi.                                                                                                                                     

Non voglio dilungarmi oltre nel parlare del film ma posso dire che è uno dei più belli mai visti, grafica, musica, sentimenti, parole.. Ogni cosa al posto giusto e al momento giusto. Quel che posso dire è: se avete bisogno di meravigliarvi “Vita di Pi” è la vostra soluzione.

intoxycating:

this will be me one day.

Ho proprio bisogno di un po&#8217; di Londra

intoxycating:

this will be me one day.

Ho proprio bisogno di un po’ di Londra

(Source: soul-indie, via lostariels)

CUPIO DISSOLVI » Sollicitae oblivia vitae: thingsyouownendupowningyou: Internet è un ambiente profondamente...

thingsyouownendupowningyou:

Internet è un ambiente profondamente emozionale. Sui social network si pratica una perpetua e inarrestabile pornografia del sé. La maggior parte degli utenti cercano una versione minore e casalinga della “fama” a cui la società dello spettacolo ci ha abituato…

1 month ago - 35
loseruglyandstoned:

absolutely not. She would hate me.

Maybe not completly

loseruglyandstoned:

absolutely not. She would hate me.

Maybe not completly

(Source: k-peasant, via lanottesembrasaperedime)

I miss you

I miss you

(Source: lovesmisery, via uncestodistellediplastica)

here I am!

here I am!

(Source: mylifeasapanda, via arrivingsomewherebutnothere)